La crescita professionale nelle organizzazioni umanitarie e ONG. Sfide, opportunità e soluzioni.

Da molti decenni le organizzazioni umanitarie e non governative (ONG) hanno assunto un ruolo sempre più cruciale a livello globale.

Da molti decenni, e sicuramente a partire dalla fine del secolo scorso,  le organizzazioni umanitarie e non governative (ONG) hanno assunto un ruolo sempre più cruciale a livello globale. Queste organizzazioni lavorano instancabilmente per affrontare una vasta gamma di problemi sociali, economici e ambientali, spesso a livello internazionale e globale, offrendo assistenza in situazioni di crisi umanitarie, sociali, economiche e politiche,  promuovendo i diritti umani e sostenendo lo sviluppo sostenibile. Tuttavia, dietro al loro impegno c’è un intricato tessuto di sfide e opportunità legate alla crescita professionale dei loro collaboratori.

Questi, sono temi che ho toccato con mano, avendo lavorato nel  settore degli aiuti umanitari per quasi 30 anni, e avendo avuto la fortuna di sperimentare modalità e dinamiche di lavoro sia italiane che internazionali, che mi hanno fornito spunti di riflessione e diversi approcci allo sviluppo personale e professionale.

Basandomi sulla mia esperienza personale, per crescere professionalmente nel settore umanitario e del no profit, bisogna cambiare spesso e frequentemente lavoro e datore di lavoro, che, nel caso del settore degli aiuti umanitari, significa spesso anche cambiare sede di lavoro (ossia Paese di intervento), con tutto lo stress, sforzo e conseguente stanchezza che questo comporta.

Raramente mi sono trovata in un contesto professionale datoriale che ti permetteva di “fare carriera” e progredire professionalmente nella stessa organizzazione: pochi posti apicali, limitate possibilità di crescita, pochi investimenti nel settore risorse umane al  fine di promuovere l’incremento delle capacità professionale dello staff, instabilità dei finanziamenti con conseguente taglio di ruoli, mancata attenzione alla fidelizzazione dello staff,  procedure di selezione e promozione del personale poco strutturate e pianificate.

Sicuramente la situazione è cambiata negli ultimi anni, anche in Italia, ma sono altrettanto sicura che si può far sempre meglio.

Questo articolo esplorerà le dinamiche della crescita professionale in questo settore, difficile e affascinante, identificando le sfide, analizzando le opportunità e proponendo soluzioni pratiche, al fine di fare della crescita professionale dello staff una conditio sine qua non per la sostenibilità e l’efficacia delle organizzazioni umanitarie.

Il contesto delle organizzazioni umanitarie e non governative

Le organizzazioni umanitarie e non governative operano in un contesto complesso e in continua evoluzione. La loro missione primaria è spesso legata all’offerta di aiuto in situazioni di emergenza, alla promozione dei diritti umani, alla lotta contro la povertà e alla protezione dell’ambiente. Per raggiungere questi obiettivi, le stesse devono essere estremamente flessibili e adattabili, rispondendo rapidamente ai cambiamenti politici, economici e sociali. Inoltre, devono affrontare una serie di sfide interne ed esterne, tra cui la gestione delle risorse umane, il mantenimento della sostenibilità finanziaria e la costruzione di reti di collaborazione e partenariato efficaci per garantire un continuo finanziamento dei loro progetti.

Il lavoro nelle organizzazioni umanitarie e nelle ONG è caratterizzato da un forte impegno personale e professionale, che non viene sempre ripagato nella giusta maniera (e non solo in termini economici).

Gli operatori del settore spesso scelgono questo percorso non solo per motivi di carriera, ma anche, e soprattutto, per la passione di fare la differenza nel mondo. Tuttavia, la natura impegnativa e spesso stressante del lavoro può portare a sfide significative in termini di crescita professionale. Gli operatori si trovano a lavorare in contesti difficili, spesso in condizioni di incertezza e di rischio, il che richiede una forte resilienza, flessibilità ed adattabilità.

A tutto questo, molto spesso l’organizzazione per la quale si lavora non risponde adeguatamente, rispetto alla remunerazione economica (a meno che non si lavori per le organizzazioni delle Nazioni Unite o grandi ONG internazionali!) alla crescita professionale, nonché alla cura e al supporto del proprio personale.

Eppure, una delle maggiori motivazioni per lavorare nel settore umanitario e delle ONG, è la possibilità di avere un impatto significativo sulla vita delle persone. Questo senso di realizzazione e soddisfazione personale può essere un potente incentivo per la crescita professionale. Gli operatori che vedono i risultati positivi del loro lavoro sono spesso motivati a continuare a sviluppare le loro competenze e a perseguire obiettivi di carriera più elevati.

E’ triste vedere che a volte questa grossa opportunità  di contesto, che favorisce lo sviluppo professionale, non venga adeguatamente sfruttata dalle organizzazioni umanitarie. Egualmente triste è vedere che l’obiettivo di avere un impatto significativo (e positivo) sulla vita delle persone,  come detto poc’anzi, obiettivo principale del lavoro delle ONG,  a volte non viene applicato proprio sulle persone che lavorano per le stesse ONG.

Sfide alla crescita professionale  nel settore umanitario

Non è raro che soprattutto di questi tempi si senta parlare sempre più spesso di “learning organisations” , cioè di organizzazioni che puntano sul continuo apprendimento del loro staff come chiave di volta per supportare la loro sostenibilità nel lungo termine, nonché la loro efficienza ed efficacia nel raggiungere risultati e obiettivi.

Le organizzazioni umanitarie non fanno eccezione, comunque mi chiedo, “è veramente così”?. Sicuramente ci sono casi in cui questo accade. Purtroppo ci sono anche casi in cui questo non accade, o accade,  ma non nella giusta maniera. Sicuramente, potrebbe accadere più  spesso.

Infatti, la crescita e lo sviluppo professionale nelle organizzazioni umanitarie e non governative è ostacolata da una serie di sfide uniche.

Tra queste, la mancanza di opportunità e, forse, il disinteresse da parte della leadership dell’organizzazione stessa, nei confronti di una formazione continua e  strutturata. Quindi, uno dei principali ostacoli alla crescita professionale in questo settore è la mancanza di opportunità di formazione e sviluppo. Le risorse finanziarie limitate delle ONG spesso comportano che la formazione e lo sviluppo delle competenze siano trascurati. Inoltre, le opportunità di apprendimento strutturato e continuo sono spesso limitate, il che può impedire agli operatori umanitari di acquisire nuove competenze e conoscenze necessarie per avanzare nella loro carriera, a meno che non lo facciano di loro iniziativa, autofinanziando il loro sviluppo professionale.

Inoltre, le organizzazioni umanitarie, dipendendo fortemente da finanziamenti esterni, siano essi di natura istituzionale o privata, presentano una certa “rigidità” nel loro organigramma, e, quindi,  limitate possibilità di avanzamento di carriera. Infatti, l’avanzamento di carriera nelle ONG è spesso percepito come limitato a causa delle strutture organizzative piatte e delle limitate opportunità di promozione. Molti collaboratori si trovano a dover affrontare una mancanza di chiari percorsi di carriera, il che può portare a una stagnazione professionale. Inoltre, le posizioni di leadership sono spesso poche, rendendo difficile per i giovani professionisti ottenere ruoli di maggiore responsabilità.

A tutto questo si deve aggiungere che la particolare natura del lavoro può generare problemi nella gestione dello stress che non infrequentemente sfocia in fenomeni di “burnout” che impediscono di avere lo “spazio mentale” e la serenità necessaria per pensare ad iniziative di crescita professionale (sia da parte del singolo operatore che da parte del management dell’organizzazione).

Inoltre, il lavoro umanitario è per sua natura precario (dura fino a quando durano le crisi umanitarie, che per definizione hanno una durata limitata, seppur lunga….). E quindi la domanda sorge spontanea:

Perché investire in iniziative di apprendimento, di crescita e sviluppo professionale per i collaboratori, se comunque gli stessi staranno nell’organizzazione per un tempo limitato e finito? O fino a quando non trovano qualcosa di meglio? “

Opportunità per la crescita professionale

Nonostante queste sfide, il settore delle organizzazioni umanitarie e non governative offre anche numerose opportunità per la crescita professionale.

Per stimolare questa crescita professionale, le organizzazioni umanitarie e non governative dovrebbero offrire opportunità chiare di sviluppo e di carriera ai loro collaboratori . La certezza della crescita professionale è essenziale per mantenere motivati i collaboratori e per assicurare che possano contribuire pienamente al successo dell’organizzazione umanitaria nel lungo termine. Offrire opportunità chiare di sviluppo e di carriera è un investimento cruciale che tutte le organizzazioni, soprattutto quelle umanitarie e non governative,  devono fare per il proprio personale.

Per affrontare la mancanza di opportunità di avanzamento di carriera, è fondamentale creare percorsi di carriera chiari all’interno delle organizzazioni. Le ONG dovrebbero lavorare per sviluppare piani di carriera che includano obiettivi di sviluppo professionale, competenze richieste e tappe di avanzamento. Inoltre, è importante comunicare chiaramente queste opportunità ai dipendenti e offrire supporto e guida per aiutarli a raggiungere i loro obiettivi di carriera.

Il lavoro nelle ONG offre ai professionisti l’opportunità di sviluppare competenze trasferibili che sono preziose in qualsiasi settore. Queste competenze includono la gestione dei progetti, la comunicazione interculturale, la leadership e la capacità di lavorare in ambienti complessi e dinamici. Lo sviluppo di queste competenze può aprire nuove opportunità di carriera sia all’interno che all’esterno del settore delle ONG.

Soluzioni per promuovere la crescita professionale

Per fare veramente la differenza, le organizzazioni umanitarie devono creare strategie efficaci per promuovere la crescita professionale, in un ambiente in cui i collaboratori possano identificare chiaramente le vie di crescita e di avanzamento professionale. In questo articolo, ne identifichiamo 3:

1.   L’accesso a formazioni specializzateche rispondono agli obiettivi di carriera dei collaboratori, sviluppando le competenze trasferibili e/o nuove competenze da acquisire;

2. Rotazioni di ruolo che espandono le competenze e l’esperienza del collaboratore, al fine di una sua crescita professionale;

3.   Programmi  di sviluppo professionale per il potenziamento della leadership, attraverso percorsi mirati e strutturati di coaching e di mentoring.

Formazioni specializzate

Per essere delle vere “learning organisations”, le organizzazioni umanitarie devono riconoscere l’importanza della formazione continua e dell’aggiornamento delle competenze dei loro collaboratori. Investire in programmi di formazione interna ed esterna, workshops e corsi di sviluppo professionale può aiutare i collaboratori a migliorare le loro competenze e a prepararsi per ruoli di maggiore responsabilità. Le ONG possono anche collaborare con istituzioni accademiche e altre organizzazioni di formazione per offrire opportunità di apprendimento congiunto e accesso a risorse educative, per sviluppare competenze già acquisite, come le già citate competenze trasferibili, o acquisirne di nuove, funzionali a raggiungere i loro obiettivi di carriera.

Rotazioni di ruolo

Soprattutto in un ambiente dinamico e flessibile come le organizzazioni umanitarie e non governative, le rotazioni di ruolo rappresentano un potente strumento per lo sviluppo professionale dei collaboratori, offrendo loro l’opportunità di ampliare competenze e conoscenze in diversi ambiti organizzativi. Questo approccio permette di acquisire una visione globale delle dinamiche organizzative, favorendo una maggiore flessibilità e adattabilità. Inoltre, le rotazioni stimolano la capacità di problem solving in contesti variegati, combattono la noia della routine lavorativa, arricchendo il bagaglio esperienziale del collaboratore. In ultima analisi, questa pratica non solo accelera la crescita professionale individuale, ma contribuisce anche a creare una forza lavoro più versatile e preparata ad affrontare le sfide delle organizzazioni umanitarie e non governative, oltre a favorire una visione globale e completa del lavoro dell’organizzazione stessa.

Percorsi di coaching e di mentoring

I percorsi di mentoring interno possono facilitare il trasferimento di conoscenze e competenze cruciali tra generazioni di collaboratori, preparando i collaboratori per ruoli di leadership futuri. Attraverso il mentoring, i collaboratori possono beneficiare dell’esperienza e della saggezza dei colleghi più anziani o di leader consolidati nell’organizzazione. Questi mentori possono offrire consigli pratici, condividere lezioni apprese dalle loro esperienze e aiutare i mentees a navigare le complessità della loro carriera, nonché a definirne gli obiettivi.

Partecipare a un programma di mentoring interno può avere diversi benefici per i collaboratori. Oltre al trasferimento di conoscenze e competenze, i mentees spesso riportano un aumento della fiducia in se stessi, una migliore comprensione della cultura organizzativa e un senso più forte di appartenenza all’organizzazione. Questi fattori non solo migliorano il benessere individuale, ma anche l’efficacia complessiva del team e dell’organizzazione nel raggiungere i propri obiettivi. I percorsi di mentoring sono particolarmente efficaci nel preparare i collaboratori per ruoli di leadership futuri. I mentori possono non solo guidare i loro mentees attraverso le sfide quotidiane del lavoro, ma anche sviluppare competenze strategiche e visionarie necessarie per guidare l’organizzazione in modo efficace. Questo include la gestione delle relazioni interpersonali, la capacità di prendere decisioni difficili e la leadership motivante e ispiratrice.

Allo stesso modo,  i percorsi di coaching individuale possono supportare il collaboratore nel rafforzamento delle sue competenze di ruolo e relazionali, necessarie per espletare il proprio lavoro con efficienza e efficacia, nonché le sue competenze di  leadership. La differenza con il mentoring interno, sta nel fatto che il coach è un consulente esterno che adotta una metodologia differente da quella del mentor. Tale metodologia è basata più sulla consapevolezza e sulla riflessione delle proprie capacità e limitazioni, generata attraverso un dialogo continuo e costruttivo tra coach e coachee, piuttosto che sullo scambio di esperienze e competenze, come avviene nel mentoring. Come nel mentoring, il coaching è essenziale per supportare il collaboratore a definire i propri obiettivi di carriera.

In sintesi, promuovere la crescita professionale attraverso opportunità di sviluppo chiare, come la formazione e la rotazione di ruoli, e programmi di mentoring interno e di coaching individuale, è cruciale per il successo a lungo termine delle organizzazioni umanitarie.

Investire nella formazione e nel supporto dei propri collaboratori, non solo rafforza il loro impegno e la loro motivazione, ma assicura anche che l’organizzazione sia ben posizionata per affrontare le sfide future e continuare a servire efficacemente le comunità in difficoltà, e quindi, aumentare l’impatto del proprio lavoro.

Conclusioni

La crescita professionale nelle organizzazioni umanitarie e non governative è una questione complessa e variegata, come è complesso e variegato il contesto in cui le stesse organizzazioni operano.

Nonostante le sfide significative, esistono molte opportunità per i professionisti di sviluppare competenze preziose, per fare una differenza significativa nel proprio lavoro di supporto alle comunità più vulnerabili del pianeta.

Per promuovere una crescita professionale sostenibile, è essenziale che le organizzazioni adottino strategie efficaci per affrontare le sfide, sfruttare le opportunità e creare un ambiente di lavoro che supporti il benessere e lo sviluppo dei loro collaboratori. E’ un atto di amore e rispetto che le organizzazioni umanitarie devono ai propri collaboratori, che con dedizione e serietà operano in contesti difficili, a volte a rischio della propria vita.

Quindi, auspichiamo che le strategie suggerite in questo articolo, come formazione, rotazione di ruoli, percorsi di coaching e mentoring, vengano messe in atto dalle organizzazioni umanitarie e ONG italiane.

Solo attraverso un impegno continuo verso la crescita professionale dei propri collaboratori, queste organizzazioni possono continuare a svolgere il loro ruolo cruciale nella società globale e a fidelizzare gli stessi collaboratori nel lungo termine, assicurando loro avanzamento di carriera, benessere lavorativo, e sviluppo professionale, per continuare a servire con impegno e passione le popolazioni più vulnerabili.

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